venerdì, gennaio 12, 2007

Veline & Calciatori



Questo è un dubbio che ci coinvolge tutti perchè il 90% dei calciatori famosi o semi famosi stanno con una velina, letterina, letteronza o come cazzo se voglion chiamare?
Boh (come direbbe il buon vecchio Vieri).
Allora diciamoci la verità se non fossero famosi, gente come Vieri, Pancaro, Inzaghi Family scoperebbero con ste fiche?
Eh eh eh?
Che ne pensate?
Adie

PIESSE che un centra un cazzo: ieri al Borgo grande serata con i Paguri che mi hanno fatto morire dalle risa grandi!!!!!!!!!!!!!!!
Aradie

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6 Comments:

Anonymous Anonimo said...

veline e muratori?

2:34 PM  
Anonymous Anonimo said...

tutta invidia

2:53 PM  
Anonymous Anonimo said...

E chi ti ha detto che le scopano? Anzi, che scopano?

3:50 PM  
Blogger Carlo said...

E dell'ultima coppia che dite!?!?!?
SANTARELLI - CORRADI

UN SALUTONE GRANDE SERATA IERI SERA SONO MORTO!!!!!!!!!!!

5:10 PM  
Anonymous Anonimo said...

Fu all'inzio degli anni 80 con la messa in onda estiva su Raiuno di "Anna giorno dopo giorno", un teleromanzo francese che si inaugurò la stagione delle soap in Italia.
Lo sbarco delle produzioni americane avvenne nel 1981 su Canale 5 con "Aspettando il domani" e "Sentieri" mentre delle novelas brasiliane dopo la diffusione su Antenna Nord di Malu Mulher
con Regina Duarte, fu Retequattro (allora di Mondadori) a trasmettere la prima telenovela di Rede Globo in Italia su scala nazionale con "La schiava Isaura" con Lucelia Santos
La storia di Retequattro é legata alle novelas messicane e venezuelane regine dei pomeriggi delle televisioni locali e di Rete A con l'exploit di Topazio con Grecia Colmenares.
Anche la Rai ha cavalcato con successo la programmazione di soap come Capitol (trasmessa in prime time), Quando si ama, Beautiful. Meno fortunati i test di Raiuno con alcune produzioni
seriali mattutine con Elisabetta Viviani, o come La valle dei Pioppi così come la programmazione
preserale di Santa Barbara (che per anni ha furoreggiato in Francia).
Ora si é aperto un nuovo capitolo grazie all'intraprendenza di Minoli che nel centro di Produzione
di Napoli ha dato il via alla realizzazione di Un posto al sole e che ha trovato risposta in Mediaset
con Vivere..

IN EUROPA E NEL MONDO
In Gran Bretagna producono teleromanzi dal 1960, tra i più noti Coronation Street, Crossroad, che raccontano la vita di una strada e dei suoi abitanti. Le due serie hanno ispirato BBC con Eastenders
e gli Australiani della Grundy con Neighbours (il cui format é stato utilizzato per Un posto al sole)
L'idea della strada é stata ripresa anche dai francesi con Rue Carnot (France 2) e dai tedeschi Lindenstrasse (Ard tuttora in onda).
Dall'Olanda partono invece le idee e i progetti per soap nazionali, realizzate poi anche in Germania da RTL.
In Spagna, si fa riferimento ovviamente al mercato Latino, alle produzioni di Televisa (Messico) con star come Veronica Castro e novelas argentine e venezuelane.
Il Portogallo produce novelas, ma ne importa ovviamente anche da RedeGlobo del Brasile.
Per il mercato arabo detta legge l'Egitto, vera capitale della fiction mediorientale.

TIPOLOGIA DEI PRODOTTI
Le soap opera sono figlie della radio: Sentieri (Guiding light) é nato come romanzo radiofonico e solo dopo é diventato un prodotto televisivo.
Il nome soap, sapone, arriva dai numerosi investitori pubblicitari del settore dei destersivi e dei bagno schiuma, sponsorizzatori a più non posso di questi feulliton.
Le soap sono senza fine, quindi continuano finché il pubblico le segue, e chiudono i battenti solo
difronte alla perdita secca di ascoltatori.
Le novelas invece difficilmente durano più di una stagione, e hanno quindi un inizio e un finale.
Non superano le 200-250 puntate.
Il taglio, il minutaggio, varia a per le soap e teleromanzi europei, mentre le novelas sono di 50 minuti. I romanzi europei hanno un taglio solito di mezzora e non oltre.
Sono incinta di Vega.

7:19 PM  
Anonymous Anonimo said...

fuochi fatui sono misteriose luminosità, simili a deboli fiammelle, che si vedono molto raramente di notte, all'aperto, sul terreno.
Noti in tutto il mondo, da almeno duecento anni sono considerati un fenomeno naturale, dovuto ai gas prodotti dalla decomposizione di materiale biologico nel terreno.
Essi dovrebbero quindi essere relativamente più comuni in prossimità dei cimiteri o nelle paludi.
Una teoria è che essi siano generati dal metano, uno dei gas prodotti dalla putrefazione, mescolato a tracce di fosfina, un composto che si autoincendia a contatto dell'aria, a sua volta incendiando il metano.
Contro questa ipotesi si pongono le rare testimonianze oculari, che parlano spesso di luminosità fredda. Si potrebbe in tal caso trattare non di combustione, ma di chemiluminescenza - o fosforescenza - della fosfina.
Nessuno, fino ad oggi, ha mai catturato, analizzato o riprodotto in laboratorio un fuoco fatuo, e la letteratura scientifica sull'argomento è quasi nulla.
Segnalazioni di avvistamenti recenti possono essere riportate al CISU (info@itacomm.net) o a Luigi Garlaschelli, chimico dell'Università di Pavia (garlasch@chifis.unipv.it).
Essi hanno da sempre ispirato gli scrittori horror. Anche nell'Ospite di Dracula - il racconto di Bram Stoker - si parla di fuochi fatui che appaiono ai lati di una strada.
Ancora non si capisce con precisione il processo chimico che porta alla comparsa di queste fiammelle. Si pensa che siano dovute all'autocombustione di miscele di gas - tra cui il metano - che si sprigionerebbero dal terreno lì dove dei materiali organici si decompongono nel sottosuolo. Tuttavia sembrerebbe che tali fuochi fatui siano freddi. In tal caso non si tratterebbe di autocombustione ma di fosforescenza.
Nell'antichità si pensava che fossero la manifestazione delle anime dei defunti.
Un esempio famoso di tali credenze era, dai tempi più remoti, la paura suscitata da un "pozzo" nel quale fin da tempi preistotrici venivano gettati i cadaveri dei defunti a Castellana.
Dall'imboccatura del pozzo infatti durante la notte era possibile osservare il fenomeno dei fuochi fatui.
Lo speleologo Anelli calandosi in questo pozzo scoprì le fantastiche, ed ora celeberrime, grotte di Castellana.
Sebbene i cosiddetti fuochi fatui siano un fenomeno descritto dall'antichità classica, la letteratura scientitifica che li riguarda comincia a diventare significativa solo a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, ed ai primi del Settecento, Isaac Newton, in "Opticks" ne fornisce un tentativo di spiegazione quali "vapori che brillano in mancanza di calore".
Questi fugaci fenomeni luminosi che si verificano nei pressi del terreno e che sarebbero caratterizzati talora da forte mobilità e di colore più spesso bluastro, sono stati quasi costantemente associati alla presenza nel sottosuolo di gas naturali e a processi di accensione spontanea causati dalla presenza di un gas denominato fosfina, idea che fu suggerita originariamente da Alessandro Volta alla fine del XVIII secolo. Il dibattito sui fuochi fatui - o su fenomeni luminosi ad essi ritenuti riconducibili - fu assai intenso fra gli scienziati sino alla fine del XIX secolo, e spesso è possibile reperire sui periodici scientifici del tempo resoconti di osservazioni assai dettagliati e talora piuttosto insoliti.

In tempi più recenti, però, per motivi non del tutto chiari, il numero di pubblicazioni scientifiche sull'argomento si è fortemente ridotto, e si fatica a rintracciare segnalazioni di eventi del genere negli ultimi decenni. Intrecciati in maniera assai complessa a credenze folkloristiche e religiose, i fuochi fatui costituiscono un piccolo ma significativo esempio nella scienza contemporanea di marginalità di un fenomeno osservazionale difficilmente riproducibile: non solo quasi nulla più è reperibile in letteratura, ma lo stesso meccanismo generatore (la presenza della fosfina) è stato messo in discussione da uno dei pochi ricercatori che si siano interessati ai fuochi fatui in tempi recenti.
In parte legato ai fuochi fatui ma più controverso è quel gruppo di osservazioni e di materiale di varia natura che si è scelto di riunire sotto l'etichetta di comodo di "ghost lights".
Dato che non si tratta di un oggetto di indagine legittimato dalle attuali conoscenze scientifiche, per cercare di definire ciò di cui si sta parlando, occorre fare riferimento ad una serie di "indizi sintomatici" la cui compresenza, se rilevante dal punto di vista numerico e qualitativo, spinge a collocare certi fenomeni luminosi atmosferici nell'ambiguo gruppo delle GL.

1. Le GL sono spesso (non sempre) fortemente legate al territorio. E ciò secondo due linee. Esse sono infatti da un lato un fenomeno che può essere percepito SOLO in località ben precise, dall'altro un fenomeno (per riprendere la definizione dello studioso inglese Paul Devereux) "terrain related",cioè osservabile solo a distanze in genere ridotte o ridottissime da terra (molte volte a non più di alcuni metri) o presso strutture artificiali (campanili, megaliti, strutture metalliche, ecc.).

2. Si tratta di eventi ripetitivi. Sono osservabili (ed osservati) nelle stesse zone al minimo per due-tre volte, e - in qualche occasione - documentate da fonti scritte anche per diversi secoli di seguito.

3. Spesso le GL hanno un "nome". Esse sono cioè inserite in una cultura tradizionale, possiedono un "significato" preciso e non sono qualcosa che viene descritto dagli attori che contribuiscono a definirle "in negativo" (cioè come un "non identificato"), ma in relazione a un sistema di credenze condiviso da tempi lontani e tendenzialmente "anti - moderno".

4. In un numero di casi non trascurabile, gli attori coinvolti nelle storie relative alle GL asseriscono che esse paiono mostrare elementi di "consapevolezza" nei confronti degli esseri umani e dell'ambiente (è quanto è stato sostenuto, sia pure fra grandi prudenze, anche per le osservazioni sperimentali della vallata norvegese di Hessdalen), manifestando in ciò una delle più disturbanti caratteristiche ad esse proprie: il continuo oscillare fra il mondo dei fenomeni "naturali" e quello dei fenomeni "culturali" (nel senso antropologico del termine).

5. In questo senso, la rilevanza per gli obiettivi della Commissione FLA del CISU del fenomeno dei fuochi fatui sta nel fatto che per gran parte del tempo (e in una certa misura anche oggi)la loro fenomenologia e la cultura cui appartengono non ha consentito di separarli in maniera decisa dalle piu' controverse GL.

Per spiegare le "gohst lights" a seconda dei casi sono stati invocati nel corso del tempo i fuochi fatui, i fulmini globulari, i fuochi di Sant'Elmo, fenomeni di rifrazione della luce, fenomeni di bioluminescenza animale, falsi e burle e così via.
Molti fra gli stessi fenomeni invocati a spiegazione presentano ampie aree di incertezza quanto alle loro cause.
Quanto ai fenomeni di Hessdalen, essi hanno rappresentato uno dei rari casi in cui è stato possibile organizzare delle campagne osservazionali e di rilevamento strumentale di "ghost lights" degno di attenzione.
Sotto tale profilo, allora, esse costituiscono un banco di prova forse senza precedenti per l'elaborazione di criteri operativi e propriamente tecnici di intervento.

La Commissione per i Fenomeni Luminosi in Atmosfera del CISU, ipotizzando che eventi di questo tipo possano contribuire a chiarire la dinamica di almeno alcuni dei fatti che costituiscono interesse primario dell'associazione, ha perciò istituito un settore che ha quali programmi a breve scadenza la implementazione di una base dati bibliografica che includa il maggior numero possibile di fonti sui fuochi fatui e sulle "ghost lights" e la creazione di cataloghi generali di tutti i casi italiani presumibilmente riconducibili a queste fenomenologie.
Un altro degli scopi è lo stabilimento di contatti e l'acquisizione di una serie di consulenze da parte di membri della comunità scientifica.
Non è esclusa in un prossimo futuro, in caso di individuazione di aree del territorio italiano in cui tuttora siano segnalate manifestazioni luminose dei tipi sopra accennati, la progettazione e lo studio di fattibilità di un approccio "sul campo" a tali eventi.
La locuzione 'fuochi fatui', per la nuova legislazione a tutela delle nottole Ubaji vigente in tutta la Repubbilca Democratica del Congo, può assumere significato figurato di 'te pigliasse l'AIDIESSE'.

7:28 PM  

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